Una faticosa corsa all’aria aperta

Stamattina sono uscito di casa di buonora perché volevo iniziare il weekend con una bella corsetta salutare alle prime ore del mattino, nella totale frescura tipica dell’immediato “dopo-alba”, mentre la maggior parte della gente è ancora nelle case che dorme e quindi in giro c’è una calma dolce e confortevole.
Insomma, l’ambiente e l’orario ideali per farsi una corsetta. E così ho fatto.

La sola cosa che è andata diversamente da come speravo è durante la corsa, verso le battute iniziali, mi sono trovato davanti ad un problema niente male, costituito dal fatto che era da un bel po’ di tempo che non correvo e quindi fin da subito ho forzato la corsa, sottoponendo il mio corpo ad uno sforzo a cui non era più abituato e dunque subito mi è venuto l’affanno ed ho cominciato a sentire le gambe pesanti.
Così mi sono fermato un po’ per recuperare.

Dopo qualche minuto ho ripreso la corsa, ma con un ritmo blando, affatto sostenuto.
Prima di accelerare un po’ dovevo rompere il fiato.

Comunque a quel ritmo lento mi sono goduto ogni singolo anfratto verde del parco e devo dire che è stato tutto molto bello. Una piacevole sorpresa tra l’altro perché pur passando il giorno sulla via che costeggia quella zona verde, alcune cose non le avevo mai notate così bene a causa del ritmo frenetico che ha la vita pregna di pensieri e di lavoro soffocante che lascia poco tempo per se stessi e per godere delle piccolezze che ci offe la natura. Piccolezze che, quando le noti, diventano grandiose bellezze.

Per esempio un laghetto nascosto tra gli alberi dove sguazzano fieri cigni ed oche.

Gustandomi tutto questo pian piano ho iniziato di nuovo ad aumentare il ritmo della corsa. Via via sempre di più.
Sono riuscito a resistere con questo ritmo veloce un po’ di più di quanto non avevo resistito prima.
Poi però pian piano ho dovuto calare. Ero diventato rosso, quasi scoppiavo. Le scarpe da ginnastica fumavano, i vestiti erano zuppi e il cardiofrequenzimetro è andato vicino all’esplosione e al tilt per i tanti battiti al minuto che doveva calcolare.
Insomma, alla fine mi sono dovuto arrendere.
Tutto sudato mi sono seduto su una panchina, piegato in due dalla stanchezza.
Non ho più la resistenza di una volta.
Ho pensato che avrei dovuto riprendere a correre, ad allenarmi un po’; non tanto e non solo per rimettermi in forma, ma per dare respiro e più salute al mio corpo e conseguentemente al mio spirito.

Ora sono qui a scrivere, a raccontarvi questa cosa e sono pieno di acido lattico accumulato nei muscoli. Le gambe mi fanno male. Sono pieno di dolori.
Tuttavia rifarei la stessa cosa se potessi tornare indietro.
Infatti la rifarò domani mattina.
Tutto sommato è stato bello.

admin

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